Tutto in una parola: sfida. Quella che Carmine e Andrea Palumbo conoscono
bene. In meno di due anni e mezzo sono alla terza organizzazione di incontri
che vedono impegnate nazionali azzurre. Prima l'impresa impossibile che per
un soffio non è diventata possibile di Italia-Spagna (guarda caso) di Coppa
Davis: correva l'anno 2005, in un settembre caldo a Torre del Greco la
formazione di Barazzutti puntava a ritornare nell'elite dell'Insalatiera
contro i campioni del mondo in carica. Contro Nadal e compagni il compito di
Seppi, Bracciali e Galimberti sembrava a dir poco improbo. Eppure,
trascinati dalla torcida partenopea, i nostri eroi furono capaci di
costringere la Spagna al terzo e decisivo giorno, al quinto e decisivo
match.
Sei mesi dopo ancora lo stadio del tennis di via Nazionale era scenario
incantevole di un confronto di Davis. Ma stavolta sul campo in terra rossa
c'era il più modesto Lussemburgo: nessuna storia, secco 5-0 e tutti a casa.
Anche i fratelli Palumbo, che in quasi due anni hanno pensato a come tornare
sullo scenario del tennis che conta, quello che vede impegnata l'Italia che
batter il cuore fa. Tornei internazionali organizzati al loro circolo, il
Garden Vesuvio 1972; le due squadre maggiori protagoniste nei rispettivi
campionati; le formazioni giovanili capaci di mietere successi ovunque;
piccoli campioncini a crescere. Un circolo che a fine 2006 e a fine 2007 è
tra i primi dieci in Italia.
Ma il pensiero andava sempre lì, a quella maglia azzurra che tante belle
sensazioni aveva saputo regalare nel recente passato.
Tu chiamale se vuoi emozioni. Quelle emozioni che solo l'inno di Mameli sa
fornire. Pensa e ripensa, la Tennis Event e il Garden Vesuvio dei fratelli
Andrea e Carmine Palumbo erano pronti ad organizzare un nuovo evento legato
alla nazionale. Ma stavolta con una variante, niente affatto di minore
fascino. Portare all'ombra del Vesuvio l'Italia al femminile, la squadra che
ha saputo regalare la Fed Cup nel 2006 e sfiorare il bis l'anno successivo,
fermandosi solo in finale. Quella nazionale che in Campania manca dal 1993:
14 anni fa fu Salerno ad ospitare l'Italdonne, quando a sfidare le azzurre
fu l'Indonesia.
Non solo: andare letteralmente a riscrivere la storia grazie ad un match dal
grandissimo fascino come Italia-Spagna, portando l'evento a Napoli, dove
finora si è disputata, nel 1974, la sola fase finale al Tennis Club Napoli,
un evento memorabile che assegnò il titolo mondiale alla nazionale
australiana.
E ancora: decidere di disputare l'incontro al coperto, come mai era successo
finora per match disputati da Roma in giù. Per ritrovare l'ultimo match di
una nazionale azzurra indoor si deve risalire alla finale di Coppa Davis di
dodici anni fa a Milano. Nel capoluogo campano, invece, molti ricordano le
esibizioni del Palargento, l'ultima nel 1983 con l'affermazione di Guillermo
Vilas.
Finite le sfide? Nemmeno per sogno. Perché Carmine e Andrea Palumbo hanno
voluto superarsi, decidendo di far disputare l'incontro in periferia. Quella
periferia che a Napoli spesso significa emarginazione ma anche voglia di
riscatto, sicurezza di non valere meno del nobile "centro", consapevolezza
di poter fare molto di più. Da questa parte della città da sempre esiste
un'energia nuova, pronta ad esplodere in tutta la sua sana bontà. Basta
poco, molto poco. Ma spesso alle parole non seguono i fatti: la Tennis Event
e il Garden Vesuvio di Torre del Greco, di concerto con le istituzioni
politiche e sportive, hanno scelto Ponticelli, hanno scelto il Palavesuvio.
Un gioiello costruito in un quartiere considerato difficile proprio per far
capire che dallo sport può nascere il riscatto, forse meglio il rilancio.
Qui si sono disputati importanti eventi di atletica leggera, match della
nazionale di pallavolo impegnata nella World League, di recente i campionati
italiani di lotta libera. Ma il tennis è un'altra cosa: lo sanno bene
Carmine e Andrea Palumbo, che si rivolgono ora a quelle realtà economiche e
sociali che spesso hanno invocato importanti eventi anche da quest'altra
parte della città.
"Spesso abbiamo sentito dire - affermano i fratelli Palumbo - che occorre
dare una mano alla periferia. Tanti importanti imprenditori hanno invocato
manifestazioni di rilievo in questi quartieri. Ora non si potrà dire che non
c'è stato chi ha avuto il coraggio di investire seriamente in questa area.
Ci attendiamo una risposta da chi per anni ha speso tante belle parole per
il rilancio della periferia".
E questa è un'altra sfida.
|